Domenica 20 settembre 2015
vangelo Giovanni(Gv 6,41-51)
In quel tempo. I Giudei si misero a mormorare contro il Signore Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».
Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Commento
Cibarsi di Eucaristia è sfamare quella fame spirituale che molto spesso ci caratterizza e alimentandosi di pane eucaristico ci spinge a camminare con determinazione sui sentieri difficili che la vita ci pone.
I santi sono coloro che hanno compreso che l’Eucaristia è il perno e il culmine della nostra esperienza di fede.
Senza l’Eucaristia i primi martiri nel Nord Africa sostenevano non possiamo vivere.
Se il Cristianesimo deve distinguersi, nel nostro tempo, soprattutto per ‘l’arte della preghiera’, come non sentire un rinnovato bisogno di intrattenersi a lungo, in spirituale conversazione, in atteggiamento d’Amore davanti a Cristo, presente nel Santissimo Sacramento?



