VI Domenica dopo Pentecoste

VangeloDomenica 5 luglio 2015
vangelo Matteo (Mt 11,27-30)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero»

Commento

È triste e amaro abbandonare il Signore.
Giogo pesante è l’idolatria, il vizio, il peccato, la trasgressione dei Comandamenti.
Si pensi per un istante al peso che crea la droga seminatrice di distruzione e di morte; che crea l’alcool, il fumo, il gioco d’azzardo.
Il peccato è un giogo di morte non di vita, di distruzione non di edificazione, di annientamento non di esaltazione della dignità dell’uomo.
Consolanti invece sono le parole di Gesù.
Perché si giunga a credere nella dolcezza e leggerezza del giogo di Cristo Gesù, della sua Parola, è necessario che ci si allontani dal peccato, dalla trasgressione, dal vizio e da ogni immoralità. Questo può avvenire con una cura mirata del nostro spirito: preghiera, partecipazione ai sacramenti, meditazione, inserimento in una comunità di fede.

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