Alcune segnalazioni: Lettera dei Vescovi lombardi su Amoris Laetitia, prova Avvenire gratis, App per lezionario ambrosiano, invita i tuoi collaboratori il 5 maggio

Lettera dei Vescovi lombardi sulla ricezione di “Amoris laetitia”
I Vescovi lombardi hanno scritto una lettera dal titolo “Camminiamo, famiglie!”, rivolta a sacerdoti, famiglie e comunità sulla ricezione di Amoris Laetitia nelle diocesi di Lombardia.
Il testo integrale è pubblicato qui
http://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/i-vescovi-della-lombardia-e-la-amoris-laetitia-camminiamo-famiglie-212942.html
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E’ apparso anche ieri sulle pagine di “Milano Sette”.

Prova Avvenire con Milano Sette gratis per tre mesi
È possibile usufruire di una prova gratuita di tre mesi del quotidiano “Avvenire” in formato digitale (sul tuo pc, tablet, smartphone).
“Avvenire” è uno strumento di informazione molto prezioso in Diocesi, poiché si arricchisce ogni domenica con “Milano Sette”, il settimanale che accompagna la vita della Chiesa ambrosiana e illustra il magistero del nuovo Arcivescovo, mons. Mario Delpini.
Per aderire alla prova è sufficiente inviare una e-mail col tuo nome e cognome a: milano7@avvenire.it.
(copia l’indirizzo e incollalo nel messaggio mail)
Riceverai il codice per ottenere l’accesso gratuito. Con questa modalità, puoi anche regalarlo.

Nuova App per leggere il breviario ambrosiano
Da domenica 1° Aprile è disponibile l’app, creata grazie alla collaborazione tra Cei e Arcidiocesi di Milano, che permette di fruire del breviario in rito ambrosiano (e romano) sul proprio smartphone o tablet.
L’app è gratis e scaricabile dai seguenti link:
Apple Store (iPad, iPhone)
https://itunes.apple.com/us/app/cei-liturgia-delle-ore/id976201977?l=it&ls=1&mt=8
Android (altri smartphone e tablet)
https://play.google.com/store/apps/details?id=cei.liturgiadelleore.app
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Il 5 maggio incontro speciale di “La Parrocchia comunica” con mons. Delpini
Sabato 5 maggio dalle ore 9.30 alle ore 13 in Università Cattolica si svolgerà il 5’ incontro del corso “la Parrocchia comunica” dal titolo “Social media e video: l’impatto sulle nuove generazioni e l’educazione a una corretta fruizione”.
Tra i relatori l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini.
È possibile partecipare anche se non si è iscritti al corso. Utile invitare all’incontro catechisti ed educatori della tua Parrocchia.
Qui puoi trovare tutti i dettagli http://www.chiesadimilano.it/ufficioperlecomunicazionisociali/news/convegno-social-media-e-video-educare-a-una-corretta-fruizione-4913.html
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Ingresso gratuito. Iscrizione obbligatoria a questo link http://embedrd.ircmi.it/node/130.
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Il numero dei posti disponibili è limitato.

don Davide Milani
Responsabile comunicazione
Arcidiocesi di Milano
Portavoce mons. Delpini

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Pronti a pensarci come “Chiesa dalle genti”

Dopo una prima fase di ascolto capillare, il Sinodo diocesano entra ora in un momento successivo, cruciale per il suo sviluppo. È agli sgoccioli l’invio degli esiti della consultazione di base (frutto del lavoro di confronto e di ascolto fatto dalle parrocchie, dagli operatori della carità, dai preti e dal mondo della vita consacrata; ma anche da parecchie istituzioni educative, come pure da amministratori locali e dai migranti stessi), che ha fatto giungere alla commissione centinaia di risposte. Mostreremo i numeri e la consistenza di questa fase nelle tracce di riflessione che predisporremo per il consiglio presbiterale e pastorale diocesano.

La commissione in queste settimane è concentrata e al lavoro per stendere le sintesi e i testi che faranno da guida al momento strettamente sinodale, vissuto dai due consigli diocesani. Sono tante le indicazioni e i suggerimenti che ci sono giunti, come pure le indicazioni di fatiche e punti di tensione su cui lavorare. Emerge tuttavia con sempre maggiore lucidità un punto che fa da architrave al cammino che stiamo costruendo insieme: per essere all’altezza del cambiamento che la Chiesa di Milano sta vivendo non basta immaginare delle aggiunte o delle integrazioni agli stili che disegnano il nostro volto ecclesiale e la nostra vita di fede. Con più semplicità ma anche con maggiore coraggio occorre invece prepararci e a cambiare, a ripensarci come soggetti diversi, frutto di quel “noi” che è il risultato dell’azione di attrazione che il Crocifisso risorto continua ad esercitare nelle nostre vite e nella storia.

Un simile cambiamento non avviene a tavolino e nemmeno sarà frutto soltanto di documenti e di decreti. È opera di una Chiesa che tutta insieme si lascia guidare dallo Spirito santo; è frutto di una Chiesa che sa rimanere concentrata nella contemplazione del disegno che Dio le sta facendo realizzare dentro la storia degli uomini. Per questo motivo il lavoro delle parrocchie, il lavoro dei singoli cristiani e delle comunità non è finito: invitiamo tutti a leggere con attenzione le tracce che a breve pubblicheremo sul sito del Sinodo, per continuare a discernere assieme (passando i vari suggerimenti che vi verranno a qualche componente del consiglio presbiterale o pastorale) come Milano può essere Chiesa dalle genti.

Mons. Luca Bressan
Presidente della Commissione di coordinamento Sinodo “Chiesa dalle genti”
Vicario episcopale Arcidiocesi di Milano

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I riti della Settimana Santa in Duomo in diretta in radio, TV e sul sito chiesadimilano.it

Questa nota è integralmente ripresa dal foglio CELEBRIAMO LA MESSA – RITO AMBROSIANO del 25marzo 2018.

Inizia la Settimana Santa, sarà possibile pregare con l’Arcivescovo in tv, radio e sul sito portale diocesano.
Su ChiesaTV (canale 195) e sul sito  Chiesa di Milano saranno trasmesse in diretta le solenni Celebrazioni del Giovedì Santo (Santa Messa Crismale  alle ore 9,00 e Messa nella Cena del Signore alle ore 17,30) del Venerdì Santo (Passione e Deposizione del Signore alle ore 17,30) e la Veglia Pasquale di sabato sera alle ore 21.
Radio Marconi trasmetterà in differita l’omelia dell’Arcivescovo delle Sante Messe del Giovedì Santo e del Venerdì Santo alle ore 19,30, mentre la Veglia Pasquale sarà trasmessa in diretta.

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Attirerò tutti a me

«Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me», sono le parole con cui Gesù annuncia ai discepoli e alla folla l’imminenza ed il significato della sua passione, morte e risurrezione. Ed è l’immagine biblica scelta per il Sinodo minore «Chiesa dalle genti».

Per Gesù quindi la sua «Ora», come il Vangelo di Giovanni chiama la Pasqua, consiste in una «elevazione», che però a differenza di altre famose assunzioni (cfr. quella di Elia, descritta in 2Re 2) non lo rapisce, allontanandolo dagli umani; anzi esercita su di loro un potere d’attrazione, che li rende inseparabili.

Il primo effetto è la raggiunta pienezza della comunione con lui: niente e nessuno potrà ormai separarci, perché il vincolo che si crea trascende ogni logica e dinamica terrena; con lui e per lui siamo veniamo effettivamente elevati in una dimensione «altra», trascendente, quella di Dio.

Il secondo, immediata conseguenza del primo, è un’inedita unione anche tra gli uomini, perché, per la prima volta – nella sua plurimillenaria vicenda – l’umanità si sperimenta per quello che è nel progetto di Dio: una sola grande famiglia. Multiforme per lingua, cultura, tradizione e religione, ma unita nell’origine e nella meta. Unita anche nell’amore concreto e solidale con ciascuno è chiamato a prendersi cura degli altri, riproducendo sulla terra il modello trinitario, come indica il documento preparatorio del Sinodo:

«Il mistero pasquale è anche rivelazione del volto primo e ultimo di Dio. Attraverso la storia della salvezza Dio si fa conoscere come Trinità – comunione d’amore. Tutti gli uomini sono stati creati a immagine e somiglianza della Trinità, in cui la perfetta unità si mostra come relazione d’amore nella differenza» (p. 19). «[Questo sinodo] è un’occasione provvidenziale per riappropriarci del nostro essere e ripensare la nostra prassi pastorale, sotto lo guida dello Spirito di comunione che unisce in unità popoli diversi per lingua, costumi e provenienza, diventando così più incisiva nella società plurale» (p. 21).

Il Sinodo ci sta quindi aiutando a vivere anche la Pasqua, con tale consapevolezza e disponibilità.

don Alberto Vitali
Segretario Commissione di coordinamento per il Sinodo “Chiesa dalle genti”
Responsabile Ufficio per la Pastorale dei Migranti

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V domenica di Quaresima

LazzaroDomenica 18 marzo 2018
vangelo Giovanni ( Gv 11,1-53)

In quel tempo. Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

Commento

Il vangelo oggi, per un lungo tratto, ci ha fa rivivere ciò che accade in una casa quando uno della famiglia sta male e poi muore. Voci che si chiamano da lontano prima che avvenga il transito e poi un dolore fitto, che fa stretta al cuore: un pianto soffocato, un non capire. E poi, più che di parole, un bisogno di presenze buone, un bisogno di occhi, di carezze, di abbracci, un bisogno anche di silenzi. Di silenzi e di amicizie.

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Il Sinodo: evento spirituale, di chiamata e di conversione personale ed ecclesiale

Siamo nel momento cruciale e più generativo del sinodo diocesano: l’apparente silenzio della macchina sinodale è la cornice che dà spazio al suono prodotto dal fitto lavoro delle tante realtà ecclesiali che in modo capillare stanno trasformando l’annuncio e il discorso (la visione di una “Chiesa dalle genti”) in realtà, in carne ed ossa. Alcuni segnali raccolti muovendomi in Diocesi proprio per osservare tutto questo lavoro – e per imparare da esso – ci rimandano alcune constatazioni che rilancio come risorsa.

Sono impressionato anzitutto dalle energie e dalla disponibilità che i territori e i diversi soggetti ecclesiali stanno manifestando. Penso sia corretto leggere questo dato come un primo “miracolo”: l’indizione del Sinodo ha consentito al corpo ecclesiale di scoprire delle energie e delle risorse che nessuno di noi pensava avessimo. Se il frutto fosse già soltanto la capacità di attivare in ogni decanato un luogo in cui leggere e interpretare i segni delle trasformazioni che stiamo vivendo come Chiesa diocesana, sarebbe sicuramente un grande risultato! Ci troviamo dentro un corpo ecclesiale che sta reagendo in modo positivo, che sta entrando nel processo sinodale vivendo come un evento spirituale, di chiamata e di conversione personale ed ecclesiale.

Ulteriore osservazione: le energie e le azioni messe in campo possono essere rilette, alla luce dell’esercizio contemplativo richiesto dal testo guida, come segni di quella dinamica di attrazione esercitata dalla croce di Cristo che tutti siamo invitati a riscoprire dentro il cambiamento culturale e sociale delle nostre terre ambrosiane. Il Sinodo si rivela veramente come l’occasione per vedere la Chiesa mentre viene generata continuamente, in ogni epoca, dallo Spirito di Dio come corpo di Cristo. La radice teologica e spirituale del nostro lavoro pastorale davvero sta emergendo con chiarezza.

Da qui un compito irrinunciabile: occorre che i decanati diventino sempre più il cuore pulsante del Sinodo. Diventando cioè un laboratorio, un luogo in cui non soltanto si raccolgono ma si interpretano i dati raccolti dalle varie parrocchie e dalle altre realtà ecclesiali e civili, favorendo così lo sviluppo di una lettura nuova, capace di riconoscere i segni dello Spirito che genera la Chiesa. Se il Sinodo minore fosse l’occasione per la nascita di simili luoghi, ci troveremmo di fronte ad un’operazione rivoluzionaria: stiamo per attivare una nuova epoca di implantatio ecclesiae, di radicamento della fede cristiana dentro la cultura e la società così profondamente in cambiamento. Stiamo cioè operando per dare corpo, realtà e carne, alla visione della Chiesa dalle genti che ci guida.

Mons. Luca Bressan
Presidente della Commissione di coordinamento Sinodo “Chiesa dalle genti”
Vicario episcopale Arcidiocesi di Milano

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IV domenica di Quaresima

Miracolo_cieco_natoDomenica 11 marzo 2018
vangelo Giovanni ( Gv 9,1-38b)

In quel tempo. Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Siloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Siloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!».

Commento

A fronte dello sguardo di un Dio che salva, stanno i nostri infiniti modi di vedere. Stando al Vangelo del cieco c’è lo sguardo corto dei discepoli; quello miope dei vicini, che non lo riconoscono più; quello impaurito dei suoi genitori, che non azzardano interpretazioni, e quello senza pietà dei farisei che lo buttano fuori dalla sinagoga, come un pubblico peccatore.

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III domenica di Quaresima

patriarcaDomenica 4 marzo 2018
vangelo Giovanni ( Gv 8,31-59)

In quel tempo. il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Commento

Sebbene già credenti in lui, alcuni Giudei vanno a scontrarsi con Gesù a causa della loro presunta sicurezza di salvarsi per stirpe di sangue. L’autentica libertà cristiana non dipende dall’etnia di appartenenza, ma dalla fede in Gesù Cristo e nella sua parola di verità

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Presbiteri e cammino sinodale

Il cammino sinodale sulla “Chiesa dalle genti” si intensifica ogni giorno di più. Anche l’ultima sessione del consiglio presbiterale, tenutasi martedì 13 febbraio a Seveso, ha dedicato uno spazio formativo rilevante al tema del sinodo minore.
Alcune testimonianze hanno aiutato a comprendere meglio la responsabilità dei presbiteri. Si tratta di maturare scelte molto concrete e coraggiose: come includere nei percorsi di iniziazione cristiana, nella pastorale famigliare, giovanile e vocazionale, nell’animazione liturgica i numerosi fedeli, presenti ormai sui nostri territori da più generazioni e portatori di tradizioni spirituali diverse?
Il processo del meticciato di culture, in atto nella società, riguarda con tutta evidenza anche la Chiesa ambrosiana.
Padre Dionysios, ieromonaco dell’arcidiocesi ortodossa di Italia ha ricordato ai consiglieri il senso del suo impegno di presbitero, alimentato da una profonda spiritualità monastica, nella cura degli immigrati ortodossi: sa che i loro fedeli per vivere in serenità il loro lavoro da noi hanno bisogno di trovare nel sacerdote e nel culto un punto di riferimento sicuro per la propria “identità in relazione”.
Anche la testimonianza di suor Elsy, appartenente ad una congregazione messicana, presente nella nostra diocesi ormai da 20 anni ha colpito molto. Ha raccontato le fatiche di inserirsi in una cultura tanto diversa dalla sua, ma ha anche testimoniato l’accoglienza sincera del clero milanese che l’ha aiutata con generosità nel suo lavoro.
Infine, padre René Manenti, scalabriniano, parroco a santa Maria del Carmine e della parrocchia di san Carlo per i fedeli di lingua inglese ha indicato il percorso di un “noi” ecclesiale che includa le differenze senza dissolverle, come occasione per tutti di conversione all’amore inclusivo di Dio Trinità.
Ecco ciò che sta diventando più evidente per tutti in questo cammino sinodale: lavorare per una Chiesa dalle Genti vuol dire avere il coraggio di un percorso più profondo di conversione a Colui che, “innalzato da terra”, attira tutti a sé.

+ Paolo Martinelli
Vescovo e Vicario episcopale

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La Fiera Internazionale del libro “Tempo di Libri”

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Dall’8 al 12 marzo 2018 si terrà a Milano la fiera internazionale del libro “Tempo di libri” nello spazio di fieramilanocity.

È un evento culturale tra i più importanti non solo per Milano ma per tutto il nostro Paese. I giorni dell’evento saranno costellati di tantissimi appuntamenti di qualità come  indicato su Tempo di Libri

Anche l’Arcidiocesi di Milano parteciperà alla manifestazione e curerà in particolare alcuni eventi in cui saranno tra i relatori l’Arcivescovo monsignor Mario Delpini, l’Arcivescovo emerito il cardinale Angelo Scola, il Vescovo ausiliare monsignor Paolo Martinelli, il Vicario monsignor Luca Bressan (programma dettagliato più sotto).

l’Arcidiocesi di Milano in dialogo con Tempo di libri e con il supporto di Duomo Viaggi è riuscita a ottenere biglietti di ingresso con sconti particolari. L’ingresso giornaliero singolo è scontato a 9 euro, tariffe speciali sono previste per piccoli e grandi gruppi, ragazzi, ingressi solo serali. In allegato il dettaglio.

Per acquistare i biglietti al prezzo scontato contattare:

Maddalena
DuomoViaggi & Turismo srl
Via S. Antonio 5 – 20122 Milano (Mi)
Tel. 02 72599370 – Fax 02 86462850
e.mail mcrippa@duomoviaggi.it

Questi in dettaglio gli incontri, tutti in programma nella sede di fieramilanocity (Milano, viale Scarampo 2, metro lilla, fermata Portello).

Venerdì 9 marzo ore 19.00 – Sala Amber 1
Rivoluzione e fede
Con Paolo Martinelli, Vescovo ausiliare di Milano
Gianni Riotta, giornalista
Modera: Cesare Martinetti, direttore di Origami.
A Tempo di Libri sono di scena le ribellioni: politiche, nate in seno alle comunità sociali, e spirituali, originate nella sfera più intima e personale di sé. Gianni Riotta, giornalista, ne parla con il vescovo ausiliare di Milano Paolo Martinelli. Modera Cesare Martinetti, direttore di “Origami”.

Sabato 10 marzo alle ore 10.30 – Sala Amber 3
Cristiani e Musulmani: fede e libertà dentro la città plurale
Con il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo emerito di Milano
e Adnane Mokrani, Pontificio Istituto di Studi Arabi e Islamistica
Modera: Rolla Scolari, direttrice di Oasis
Provocati prima dalle rivolte del 2011 e poi dall’ascesa del fondamentalismo violento, le istituzioni islamiche e intellettuali musulmane hanno avviato un’inedita riflessione sul rapporto tra fede e libertà. Il numero 26 della rivista Oasis intitolato “Musulmani, fede e libertà” presenta i protagonisti di questo dibattito e le loro posizioni, anche nel confronto con l’Occidente e dentro le nostre città. Il tema della libertà è come un fiume sotterraneo che attraversa l’Islam da più di un secolo: oggi è oscurato dalla minaccia del terrorismo, ma ha cominciato a riemergere con forza e lo farà ancor più nei prossimi anni.

Sabato 10 marzo alle ore 14.00 – Sala Amber 1
Ricordo di Paolo VI
Con monsignor Mario Delpini, Arcivescovo di Milano
e Giselda Adornato, scrittrice e consultore storico della Congregazione per le cause dei santi
Modera: Alessandro Zaccuri, scrittore e giornalista di “Avvenire”
In dialogo con la dottoressa Adornato, monsignor Mario Delpini ricorda Paolo VI, suo predecessore come Arcivescovo di Milano, nel 40° anniversario della morte alla vigilia della sua canonizzazione. Cosa ha lasciato l’episcopato di Montini alla città e alla Chiesa ambrosiana? Quale insegnamenti il futuro Papa Paolo VI ha tratto dall’esperienza milanese? Questi i temi al centro dell’incontro.

Sabato 10 marzo alle ore 20 – Sala Amber 5
Milano: le comunità
Con monsignor Luca Bressan, Vicario episcopale Arcidiocesi di Milano
e Gabriele Rabaiotti, urbanista e assessore ai Lavori pubblici e casa del Comune di Milano
Modera: Annamaria Braccini, giornalista e conduttrice “La Chiesa nella città” (ChiesaTV)
Il capoluogo lombardo è oggi una metropoli dai mille volti, un caleidoscopio di etnie, culture, realtà sociali diverse. Monsignor Luca Bressan, vicario episcopale, incontra il pubblico proprio nel giorno dedicato alla città, per parlare della sua storia e delle comunità che ne fanno parte.

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